Per discromia cutanea si intende la presenza, su ambiti più o meno ampi della superficie cutanea, di “macchie” di numero ed estensione variabile, più chiare o più scure rispetto alla normale tonalità cromatica della pelle e sostanzialmente dovute ad una carenza o ad un eccesso localizzato di melanina.
Si parla di ipocromia (o acromia nella sua forma più grave) per le macchie chiare e di ipercromia per le macchie più scure.
Per quanto riguarda le iperpigmentazioni, ed in particolar modo il disturbo di gran lunga più diffuso, soprattutto nel sesso femminile, cioè il melasma o cloasma (solare o gravidico), in prima battuta si ricorre all’uso di gel o creme topici depigmentanti. Agli agenti topici depigmentanti spesso si associano sedute di peeling chimico, ad azione esfoliante. Se tutto ciò non basta a risolvere il problema si può ricorrere a terapie fisiche più aggressive, come il laser o la dermoabrasione. Per quanto riguarda le iperpigmentazioni di origine infettiva, chiaramente la terapia è di tipo antimicrobico mirato, preferibilmente dopo accurato accertamento microscopico.
Le ipocromie, invece, richiedono trattamenti differenziati e spesso con scarsi successi. La vitiligine, sempre imprevedibile e di difficile approccio terapeutico, risponde meglio se localizzata al volto; per essa si ricorre a terapia immunosoppressiva locale o generale (nei casi più estesi ed impegnativi) oppure a ripetute sedute di fototerapia con UVB a banda stretta, con discreti risultati.
La prevenzione delle macchie scure della pelle, ed in particolar modo del cloasma del volto nelle donne, è affidata a schermi solari ad alta protezione in combinazione con depigmentanti da usarsi per tutto il periodo di irradiazione solare estiva. Poco o nulla si può fare per la prevenzione delle discromie ipocromiche.
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